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mercoledì, 21 novembre 2007
in=>one shot, le fans fiction di kiki87
A nome di tutto lo “staff” (come mi piace questa parola, è così…professional ^_^) vorrei ringraziare ancora le oltre 500 persone che hanno visitato questo nostro piccolo scrigno, malgrado sia appena agli inizi e si stia proponendo di crescere e diventare un piacevole luogo di rifugio delle vostre visite. Vi ringraziamo di tutto il cuore: la vostra affabilità, il calore, la dolcezza con cui ci seguite e ci lasciate anche commenti, ci mandate saluti e ci “vezzeggiate” scaldano l’animo romantico e palpitante di queste tre umili e giovani donne.
A tutti voi, alle mie care Annetta e Ciuiciui voglio dedicare, inedita ed in esclusiva, questa mia nuova song- fanfiction, come sempre dedicata a quest’amore limpido, travagliato, spesso poco accreditato ma profondo e sincero.
Puro della purezza e dell’ingenuità dell’Eroe di questo splendido universo di lotte e di tribolazioni.
Sincero e romantico, come il cuore di una principessa che per anni ha aspettato il Principe Azzurro che la conducesse all’altare e ha continuato ad aspettarlo…così per sempre.
A questa splendida coppia che ha incrociato le strade di tutti noi.
A Goku e Chichi.
Dall’Esercito di Chichi, sinceramente vostra,
Kiki87
Mon étoile.
Mia dolce stella…brilla ancora per me.
Silenziosa e dolce la notte era scesa ancora una volta sui Monti Paoz, soffiando una tenera e materna ninna nanna sull’umanità addormentata.
Morfeo aveva disteso la sua coperta bluastra trapuntata di stelle mentre dispettosa e sbarazzina, una lieve brezza sfiora le vette innevate.
La luna, splendida ed unica dea del firmamento, brilla alta e sovrana nel cielo, come un’imperatrice che osserva dall’alto la vastità del suo impero.
Complice e solidale irradia la sua luce, entrando in punta di piedi nelle stanze degli uomini, porgendo loro una carezza del cielo.
Rischiara i visi dei bambini che si raggomitolano nel calore delle coltri, ricercando inconsciamente quello del ventre materno, conosciuto prima di venire alla luce.
Rischiara le giovani donne che prestano giuramenti eterni d’amore alla loro unica testimone.
Rischiara il sonno degli sposi, vezzeggiandoli con materna gelosia mentre ancora abbracciati sognano di rincontrarsi nel loro paradiso d’onde cristalline e nuvole profumate, prima di riaprire gli occhi e ritrovarsi uno nelle braccia dell’altro.
Rischiara un uomo che osserva la sua donna vulnerabile e persa nel torpore del sonno.
“Riposa bene, amore”.
Scese con dolcezza e delicatezza a posare le labbra sulla sua fronte, dopo averle scostato le ciocche scure dei suoi capelli setosi.
Con attenzione e remora, per paura di svegliarla e farla trasalire nel cuore della notte.
Con remora e attenzione, a simulare l’incredibile e indescrivibile emozione dell’avere accanto quell’angelo terrestre che paradossalmente era suo protettore.
L’Eroe, colui nato per proteggere l’umanità, si sentiva solo e vulnerabile senza il suo angelo accanto.
Son Goku sorrise a quel pensiero, rannicchiandosi più vicino al suo calore di donna.
Sei già caduta nel sonno, amore mio.
La luce della luna filtra dalle persiane e rischiara il buio, illuminando il tuo viso.
Dormi, dolcemente e teneramente come un angelo sulla sua soffice nuvola.
Completamente inerme e languidamente abbandonata ai tuoi sogni, non più attenta a quello che ti succede attorno, senza difese.
Ti sei tolta l’armatura di guerriera, di matrona di casa, di madre e moglie severa ed intransigente.
Come sempre quando entriamo nella nostra alcova.
Come sempre quando io o i nostri figli riusciamo a scalfire le pareti più spesse del tuo sarcasmo, indurite dalla solitudine e dalla sofferenza, e scalfirti il cuore, facendoti struggere come neve al sole.
Come sempre quando ti abbandoni tra le mie braccia per amarmi e lasciarti amare.
Io vorrei amarti di più,
ma chissà se esiste di più.
Tu sei vissuta in mille canzoni ,
mille emozioni,
mille non so.
Ho sempre avuto soggezione di te.
Eri una ragazzina quando ti rividi al torneo ed eri già donna.
Nello spirito, nel cuore eri già piena di un amore così intenso, così grande, così avvolgente da sembrare addirittura esagerato.
Quasi…insozzato e indegno perché accostato al sottoscritto…poco più di un bambino, ancora così smarrito e poco preparato alla vita.
Un ragazzino che neanche ricordava che un dolce e turbolento batuffolo tanti anni prima era entrato nella sua vita…eppure in qualche modo, che ancora oggi non so spiegarmi, ti eri annidata in un angolo del mio cuore e della mia mente.
Con quel fare da maschiaccio tracotante e sicuro di te, hai fatto irruzione nella mia vita, mari e monti ci hanno separato prima che i nostri sentieri s’incontrassero di nuovo.
Ti ritrovai innanzi a me e di quel batuffolo non era rimasto niente se non una giovane donna, sbocciata nella più dolce e temperata delle primavere in un’aggraziata, fragile e nobile rosa.
Piena d’astio, di biasimo, di rancore; i tuoi occhi brillavano della rabbia e dell’amarezza che avevo lasciato in te fin da quel primo addio…il primo di quella che sarebbe stata una lunga serie, ahinoi, amore mio.
Rabbia e risentimento che si strussero; prima in sconforto e amarezza al pensiero che il Principe Azzurro che avevi aspettato con tanta pazienza, con tanto amore non voleva porti sul suo cavallo bianco, portarti al castello e sposarti per vivere per sempre felici e contenti.
Così repentinamente ma così semplicemente ed intensamente anche l’amarezza e la disperazione si strussero nella gioia, nel calore e nell’entusiasmo che solo il cuore di una giovane innamorata possiede.
La speranza illuminava i tuoi occhi perché sapevi che stavamo andando incontro a qualcosa di immensamente più grande di noi, sapevi che non ero che un ragazzino ingenuo e scanzonato quando dissi il mio “sì” ma sapevi - e poi io lo avrei scoperto con te - che il tuo amore era troppo grande, troppo intenso, troppo puro, troppo meraviglioso e troppo radicato in te perché io non mi ci lasciassi sommergere.
E successe, piccola mia.
Ti amavo e ti amo.
Come nient’altro nella mia vita.
Ti amavo e ti amo, di quell’amore che tu mi hai insegnato e che mi era sempre stato sconosciuto.
Ti amavo e ti amo, odiandomi perché avrei voluto e vorrei amarti sempre di più, avrei voluto e vorrei amarti nella misura necessaria per compensarti del semplice fatto che sei venuta al mondo per amare me.
Sempre e solo me.
Volevo e vorrei amarti per farti capire l’immensità che è in me da che siamo diventati un unico spirito, un unico cuore…da che tu sei diventata la mia stella e io il firmamento che tu illumini e rischiari.
E son qui a parlare ancora di te ,
come fossi pioggia fresca per me.
Pioggia di maggio,
limpida luce ,
per sempre amore …insieme a te.
Appoggio le dita sulla tua guancia rosata, avvertendone la morbidezza di pesca e il calore profumato.
Cerco la tua mano al di sotto delle coltri, prendendola e stringendola forte.
Me la porto alle labbra, baciandone il dorso e trattenendomela vicino al cuore, mentre scivolo più vicino a te, quasi volendo entrare in completa simbiosi con te.
Vorrei entrarti dentro in questo momento, vorrei scavare oltre quei tuoi splendidi e luminosi occhi di velluto, vorrei insinuarmi nei tuoi pensieri, nei sogni che stai facendo e che adesso ti fanno sorridere.
Vorrei tu sentissi la mia presenza in questo momento, mentre ti sono vicino, mentre veglio il tuo sonno tranquillo ed innocente, come quello di una bambina.
Vorrei tu percepissi i miei pensieri, vorrei tu avvertissi il tremito delle mie mani quando sfioro la tua pelle calda e vellutata.
Vorrei avvertissi il sordo balzo delle mie viscere quando mi sei vicina, quando mi sorridi, quando ti abbandoni tra le mie braccia, quando mi baci, quando dici di amarmi.
Vorrei avvertissi i brividi freddi lungo la spina dorsale, il magone in gola, il mio cuore che batte a ritmo selvaggio quando ci separiamo, prima di una battaglia e so che tu sarei sempre qui a pregare per me.
Vorrei avvertissi quanto sai far fremere e sussultare questo corpo, questi muscoli scolpiti e d’acciaio…vorrei ti rendessi conto di quanto si struggono quasi allo spasimo ad un tuo tocco, quando ti rannicchi contro il mio corpo, usandomi come cuscino, quando ci amiamo sotto la luce argentea e benevola della luna.
Vorrei percepissi quanto dannatamente, incommensurabilmente, inesorabilmente ed inconfondibilmente ho bisogno di te.
Piccola stella, vorrei tu vedessi la luce che sai irradiare in questo saiyan dallo spirito terrestre.
Vorrei tu vedessi che sei la stella più luminosa, la più eterea, la più lontana eppure la più preziosa del mio firmamento.
Come stai ,dolce stella mia ,
quanto tempo ti ho lasciata sola sulla scia .
Ti ho conosciuta mentre il giorno andava via
e sei arrivata tu…splendida armonia
La mia mano si sposta con delicatezza sul tuo fianco, cingendoti e attirandoti più vicina, mentre alzo le coperte per non farti prendere freddo.
Ti sento mugugnare nel sonno e con un sorriso vezzoso ti lasci cullare dal mio abbraccio, la tua testa si appoggia al mio torace e ti accarezzo la schiena, stringendoti con possesso.
Non voglio lasciarti andare, non voglio perderti di nuovo.
Ti ho abbandonata così tante volte, quante volte ti ho detto “A presto”, sapendo che erano solo menzogne…quante volte ti ho lasciato rincorrermi sulla soglia di casa, con l’infido pensiero e la segreta e silenziosa paura di non vedermi far ritorno.
Quante volte ti ho lasciata sola a crescere i nostri figli, quante volte hai pianto per me, mangiando sale e singhiozzando silenziosamente, mordendo le lenzuola, quando dovevi dormire da sola in questo letto troppo grande?
Quanto hai saputo irradiare il buio di questa stanza quando varcavo di nuovo la porta di casa, accogliendomi sempre comunque a braccia aperte, sapendo che avremo potuto ricominciare, proprio dove ci eravamo interrotti.
Solo grazie e per merito tuo, amore mio…perché Chichi, sei tu che illumini questo casolare, sei tu la stella del firmamento della nostra famiglia.
Tu che ci hai tenuti uniti, tu che hai sempre lottato perché i nostri figli sfuggissero alla maledizione paterna.
Tu hai sempre lottato per un sogno che ha nome famiglia.
Perché tu ami la vita, tu ami l’amore.
Tu sei la vita e tu sei l’amore, stella mia.
Solo tu.
Quanta volontà, dolce stella mia
per restare qui vicino a me,
la mia pazzia.
Mi hai sopportato con la tua dignità,
io mi vergogno un po', ma adesso tu sei mia…
Sei mia.
Ti ho sempre rispettata.
Per la passione, la fermezza, la determinazione e il coraggio che fa splendere i tuoi occhi, per la compostezza, la dignità con cui hai sempre affrontato tutto.
Sembri quasi invulnerabile e ti ho sempre ammirata per questo, forse silenziosamente ho anche invidiato questa tua apparente muraglia incrollabile.
Ma so che non è così.
Ti conosco troppo bene.
So bene quanta sofferenza, quanta fragilità, quanta solitudine ti hanno resa quello che sei…so quante volte hai dovuto sanare da sola le tue ferite…quelle che io ti ho procurato.
Lo so, piccola…lo so.
Lo vedo nei tuoi occhi ogni volta che faccio ritorno da te, ogni volta che singhiozzi tra le mie braccia la notte…ogni volta che ti togli l’armatura di guerriera.
Lo sento quando mi supplichi di dirti che andrà tutto bene, che saremo di nuovo una famiglia, lo sento quando mi supplichi di prometterti che quando ti sveglierai sarò ancora al tuo fianco e saremo ancora insieme.
Lo sento quando mi supplichi di prometterti che non ci sarà un nuovo “Addio” all’orizzonte.
L’ho visto quando ci siamo rincontrati pochi giorni fa, al torneo.
Sette anni…sette lunghi anni ci hanno separato, le nostre menti, i nostri spiriti cercavano ancora un legame nel riflesso degli astri.
L’ho sentito, anche quando il nostro piccolo Gohan ti ha comunicato la mia maledetta ed estrema decisione.
Quando ancora una volta il mondo ti è crollato addosso…e la colpa non era che mia.
Solo e soltanto mia.
Quanta vergogna, quanta rabbia nei miei stessi riguardi, stella mia.
Ma sapevo che tu avresti capito, sapevo che saresti andata oltre i pregiudizi, le malelingue, gli infidi e superficiali commenti degli altri.
Sapevo che tu più di tutti avresti capito, perché tu più di tutti sai che questo è il nostro destino amore mio.
Il nostro amore è fatto di lunghe attese, di sofferenza, di solitudine e d’addii.
Ma ogni istante, ogni secondo, ogni gesto, ogni parola, ogni bacio, ogni notte d’amore danno senso e significato alla nostra stessa esistenza, ai sentimenti che vivono in noi, facendoci desiderare – anche per un sadico e perverso piacere – di riprovare quel dolore…sapendo che svanirà come una bolla di sapone, quando saremo di nuovo tra le braccia dell’altro.
Io lo so, anche tu lo sai.
Ed è per questo che il nostro amore non si è mai estinto e mai lo farà.
Ha allietato le proprie ferite e le proprie cicatrici e di esse si è rivestito, diventando ancora più forte, ancora più intenso, ancora più bruciante…ancora più irradiante.
Il nostro amore è come la luna che risplende e sovrasta l’umanità.
Il nostro amore è l’amore per la Terra e l’umanità.
Senza di te, stella mia, io non sarei il proclamato Eroe.
Solo un saiyan.
Con te sono il saiyan con il cuore terrestre.
Con te sono l’Eroe.
Con il nostro amore, abbiamo salvato l’umanità.
Io vorrei tenerti così ,
nuda sul mio petto così .
Senza staccarmi, senza ferirti,
per sempre amore…sempre così.
Osservo ammaliato il candore della tua pelle alla luce lattiginosa della luna, con le dita attentamente e delicatamente sfioro le tue spalle tornite, la schiena flessuosa e ti cingo i fianchi per attirarti più vicino, abbandonando il viso su quella cascata di capelli corvini lisci e setosi, dallo stuzzicante e lieve profumo di rose.
La tua stessa essenza.
Tu sei la matrona di questa casa, di questo amore, di questa famiglia come la rosa è la regina del giardino.
Tu nobile e slanciata come lo stelo di rosa, quasi intoccabile e maestosa nella tua perfezione, tanto da mettermi soggezione, ritenendomi indegno di sfiorarti, di stringerti e di amarti.
Ma la tua ammaliante grazia e l’eleganza nascondono la tua stessa fragilità, la vulnerabilità con cui il tuo cuore si scheggia, come un petalo di rosa, trattato senza la dovuta delicatezza.
Tu come la rosa sai ricoprirti di spine e ferire con il tuo orgoglio, la rabbia e la solitudine che hanno forgiato la tua corazza. E come il giardiniere che pota la rosa, e si premunisce di guanti e di cesoie per eliminare le spine, così io mi premunisco del tuo amore e con quello, solo con quello riesco a proteggermi da tutto il resto.
Come stai, dolce stella mia
quante volte ti ho lasciata sola sulla scia.
Con il tuo immenso e ineguagliabile amore mi sono difeso anche da noi, quando tra quelle discussione, avvertivo un tuo sporadico e risentito “Ti odio”, frutto della frustrazione e dell’esasperazione cui ti conducevo, ogni volta che non solo rischiavo la mia vita, ma ti strappavo il tuo bambino dalle braccia.
Mi sono difeso da noi, quando forse per la prima volta in vita mia mi sono arreso alla paura, decidendo di separarci per prevenire altre future sofferenze.
Quel pensiero si traduce in un sospiro più forte degli altri e ti stringo ancora più forte, abbandonando il viso contro l’incavo del tuo collo, aspirando il tuo profumo, sentendoti mugugnare confusamente nel sonno.
Quante volte mi hai strappato una promessa di non separarci mai più, amore mio.
Quante volte ti ho dato quella promessa anche se entrambi sappiamo che forse non oggi, forse non domani ma in un possibile futuro, mari e monti ancora ci divideranno.
Quante volte ci siamo mentiti per rassicurarci tra baci, tra carezze, tra l’amore sotto le lenzuola con delle false rassicurazioni; per rifugiarci in sogni dai contorni di fiabe e di favole incantate.
Favole dove il principe ha condotto la sua principessa sul destriero bianco, grandi nozze al castello e per sempre felici e contenti.
Vorrei fosse così semplice.
Lo vorremmo entrambi.
Ma sappiamo che non è così, non lo è mai stato e forse mai lo sarà.
Io mi agitavo e non vedevo la ferita,
che ogni volta si riapriva ,
quando me ne andavo via .
Sì, me ne andavo via …
Ti stringo ancora più forte, sospirando e sfregando il naso contro il tuo collo, quasi ricercando un rifugio nel quale approdare dopo tanta sofferenza, dopo tanta solitudine, dopo tanta paura.
Quante volte ho dovuto tapparmi gli occhi?
Quante volte dovevo e volevo rendermi cieco per non guardare l’angoscia dei tuoi occhi alla vigilia d’ogni battaglia, quando aspettavamo l’aurora amandoci e promettendoci, sperando e pregando che non sarebbe stata l’ultima volta.
Quante volte avrei voluto semplicemente ignorare lo scintillio dei tuoi occhi, il tremolio della tua voce, l’oscillare del tuo cuore impotente di fronte a quella marea che ti sovrastava di volta in volta, facendoti naufragare tra aspri scogli e isole rocciose.
No, era più facile fuggire dalle tue braccia rassicuranti, prima che tu mi dicessi “ A presto, amore mio”, prima che mi pregassi di tornare da te.
Era più facile fuggire prima di un tuo bacio che avrebbe avuto il sapore commosso di una separazione troppo precoce e dilaniante.
Era più facile andarmene senza guardarmi indietro, fingendomi insensibile alle tue preghiere e al tuo sguardo supplicante, al tuo cuore, come sempre ed inesorabilmente, traboccante d’amore per me.
Lo sai mia piccola stella, se mi fossi voltato sarei stato accecato dal tuo bagliore accecante e non sarei stato in grado di sfuggire dal calore delle tue braccia a stringermi…e allora la Terra, i nostri figli…tu, la stella del mio firmamento, non saresti più brillata in cielo ma nella devastazione del male che ti avrebbe fatto spegnere per non riaccenderti…mai più.
…e non tornavo più ,
fino a quando il cuore
mi scoppiava di malinconia.
Ho pensato di difenderti e proteggerti, piccola mia, standoti lontano.
Che stupida e mera illusione; ho capito che questa è la nostra vita, questo è il nostro amore: ritrovarsi dopo tanta sofferenza, dopo che ricercavamo - nel ricordo di carezze, di baci e d’abbracci - conforto dalla solitudine.
Ritrovarsi dopo essersi detto addio per poi tornare ad amarci come e più di prima, come e più di prima suggellare ancora una volta i nostri voti nuziali, come e più di prima amarci complici e discreti alla luce della luna, godendo di ogni istante, di ogni attimo, di ogni frammento rubato al tempo e all’eternità.
Questa è la nostra vita assieme.
Questo è il nostro amore…ed è per questo che non posso vivere senza.
Tu non puoi vivere senza.
Siamo un’unica cosa.
Due corpi in un sol cuore e in un solo spirito.
E tu in silenzio mi abbracciavi ,
amica mia .
“G-Goku”.
La tua voce, una splendida ed unica melodia che solletica i miei timpani, ti stringo più forte, continuando a cullarti, e accarezzandoti la schiena, sentendoti accoccolarti al mio corpo, scambiandoci vicendevolmente il calore.
Sospiro contro il tuo collo, baciandone l’elegante linea, sorridendo avvertendoti rabbrividire piacevolmente a quel contatto, salvo ritrovarmi a fremere io stesso quando strofini la guancia contro il mio petto, ascoltando il battito del mio cuore.
Affondo il viso tra i tuoi capelli, continuando a sfiorarti, un silenzioso modo di chiederti scusa per aver disturbato il tuo sonno e quei tuoi sogni di bambina dove il principe e la principessa danzano nella sala da ballo, innamorati come il primo giorno.
La tua mano mi sfiora la guancia e ti scosto di poco, per guardarti negli occhi, continuando a cingerti la vita e ancora una volta mi specchio nello sfolgorio etereo e quasi irraggiungibile delle tue iridi.
Sulle tue labbra un sorriso vezzoso e ammaliante; le tue mani una splendida e calorosa rassicurazione, una certezza a contatto con il mio torace; il tuo corpo di porcellana il più morbido cuscino per le mie membra stanche e spossate.
L’amore nel tuo cuore…la mia stessa ragione di vita.
Scivolo lentamente con le labbra sulla tua fronte, prendendoti il viso tra le mani e ripercorrendo con la devozione di un fervente amante i tratti ben noti del tuo viso: la fronte, le tempie, gli occhi, gli zigomi, le guance e i due boccioli di rosa delle tue labbra, sorridendo quando avverto le tue braccia stringermi e il mio corpo ricade dolcemente e delicatamente sul tuo, trovando rifugio nella morbidezza del tuo seno e nel battito del tuo cuore.
Le tue mani tra i capelli, sulla schiena, i tuoi sussurri rassicuranti, lo splendore del tuo corpo nudo, il profumo della tua pelle.
Io mi vergogno sì,
ma adesso tu sei mia…adesso tu sei mia.
Adesso tu sei mia.
“Goku…”.
Mi alzo di poco dal tuo seno per guardarti negli occhi e appoggiare delicatamente le dita sulle tue labbra, costringendoti a tacere mentre corrughi le sopracciglia confusa.
Sorrido, ripercorrendo le labbra con i polpastrelli e poi riscoprire con le mie, le sinuose e ammalianti curve, perdendomi nell’armoniosità dei tuoi baci, e riassaggiando l’essenza di te, rifarla mia, e riavvertirla quando un domani ancora saremo separati ma sarà come avvertire di nuovo il tuo respiro sul mio viso e le tue mani sul mio corpo.
Ti stringo con forza, scostandomi dalle tue labbra, sorridendo al tuo respiro ansante, alle gote deliziosamente tinte di rosa, sussurrandoti sulle labbra:
“Anch’io…anch’io ti amo da morire…”.
Non dirlo di nuovo amore mio.
Lo so.
Lascia sia io a dirlo, lascia sia io a stringerti, lascia sia io a pregarti di dirmi che non finirà mai…lascia che sia io a supplicarti e strapparti una promessa, lascia che sia io a lasciarmi cullare in un sogno che abbia il sapore di favola.
Bacio di nuovo con urgenza, con passione, con necessità e con disperazione la tua bocca, mentre ti stringo tra le braccia con decisa fermezza, non ti lascerò andare, ora e mai.
Mi scosto dalle tue labbra, respirando con affanno, gli occhi socchiusi, naso contro naso ad avvertire il tuo respiro scontrarsi con il mio.
Schiudo gli occhi, ricercando il contatto con i tuoi, il tuo splendido e luminoso sorriso che mi abbaglia, risvegliando il mio cuore che ricomincia a battere tumultuoso nel petto.
Avverto la tua mano sulla mia guancia e la stringo nella mia, cullandoti nel mio abbraccio e lasciandomi cullare.
Amandoti e lasciandomi amare ancora.
Questa è la nostra certezza amore mio.
La tua stella continuerà a brillare per me nel firmamento.
E io come un fuggiasco volerò fino a raggiungerla e la ruberò al cielo e all’umanità.
E tu in silenzio mi abbracciavi , amica mia.
Io mi vergogno sì,
ma adesso tu sei mia…
“Dormi bene, amore mio”.
La tua voce: l’unica colonna sonora del nostro amore; le tue dita tra i capelli, la tua pelle di pesca sotto di me, il tuo profumo di rose, il tuo calore, la tua presenza…il tuo amore.
“Sognami…”.
La mia flebile supplicata preghiera.
Dolce stella mia…
Stella mia.
(Stella mia – Ron).
“E brilla mia piccola stella…brilla ancora per me”.
Fine.
written by Kiki87
L'esercito di Chichi ha scritto di nuovo alle 23:52![]()
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