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lunedì, 21 aprile 2008
in=>goku, chichi, le fans fiction di annetta chan
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lunedì, 24 marzo 2008
in=>articoli, goku, chichi, juman
Marzo è ormai agli sgoccioli e come sapete ci siamo lasciati alle spalle una ricorrenza che festeggiamo ogni 19 Marzo: la festa del papà.
Vorrei ora solleticare i vostri ricordi e conoscenze del mondo di Dragonball; come di certo avrete notato – anche se non è focalizzato in primo piano alle nostre attenzioni – nel manga e nella versione anime, vi è un personaggio maschile che – benché sia secondario e poco considerato – è sempre stato presente nei momenti più critici.
Mi sto riferendo allo Stregone del Toro: Juman.
Scavando nel curriculum di questo personaggio, sappiamo che è il re di un piccolo villaggio che sorge alle pendici del Monte Padella, è stato allievo di Muten, insieme a - e guardate la coincidenza! – Son Gohan, il nonno adottivo del protagonista. (Ricorderete in quel buffissimo flashback in cui gli sposi e Juman cercano il nome per il primogenito, e quest’ultimo accetta di chiamare il neonato Gohan, in onore del suo compagno d’allenamenti e amico)
Sappiamo – quando il piccolo Goku, Bulma, Olong e Muten si recano in questo paesino per domare l’incendio (un po’ recidiva però qui la faccenda :D) – che ha non ha una buona reputazione perché una volta arricchitosi difende con la forza tutte i suoi averi, procurando anche un numero considerevole di vittime, ma promette a Muten di redimersi se quest’ultimo riuscirà a domare l’incendio e così fu (anche se il palazzo fu letteralmente…disintegrato).
È vedovo e padre della nostra Chichi che ha addestrato fin dalla tenera età e ha dovuto crescere da solo, poiché – così recita un albero genealogico, che ho visto nel web – la moglie è venuta a mancare, dando alla luce la loro unica figlia, o comunque poco dopo. (La faccenda è un po’ confusa, perché – se memoria non m’inganna – nell’Anime mentre fervono i preparativi, Juman guarda con commozione un quadro nel quale lui tiene in braccio la moglie e questa ha tra le braccia la loro neonata, sebbene non se ne scorgano i volti).
Come Chichi scompare dalla trama della prima serie dell’Anime, ricomparendo alle battute finali quando Chichi gli presenta il neo fidanzato e malgrado dubbi e perplessità, confusioni – più che comprensibili e motivate – lo accetta con benevolenza e gioia nella propria famiglia, considerandolo fin da subito come un figlio (grande considerazione, derivata anche dal legame di Goku con Son Gohan) e si prodiga per un ricevimento e un matrimonio invidiabile alle principesse di qualsiasi favola: facendo (con risultati esilaranti) anche prendere lezioni di ballo e quant’altro.
Senz’altro il gesto che più resta impresso e più commuove è il dono che porge alla figlia: tra miriade di tesori, monete d’oro, rubini, pietre preziose; è ben altro ciò che offre alla futura sposa e che allegoricamente e simbolicamente parlando non ha equivalenti di valore: l’abito da sposa che era appartenuto alla moglie; tacito ma eloquente augurio che la giovane possa vestire con la stessa volontà, capacità e lo stesso amore i panni indossati prima da colei che le ha dato la vita. Il ricordo più bello e prezioso di quell’amore da cui è venuta alla luce e che ora passa alla figlia, forse anche tacita consolazione perché se sua madre non sarà presente materialmente, vive negli occhi, nel cuore, nell’anima della giovane donna che diventerà la matrona per eccellenza nell’universo Dragonballiano.
Mentre fervono i preparativi, però, la situazione precipita perché ancora una volta il castello viene assalito dalle fiamme e mentre c’è il fuggi fuggi della folla atterrita, la preoccupazione di Juman prima ancora di mettersi in salvo, è quella di proteggere il cimelio che ha conservato per la figlia; quasi temendo che il fallimento equivarrebbe a perdere la moglie una seconda volta.
Allo scoppio dell’incendio, seguono numerose peripezie nelle quali vediamo (nella versione Anime, perché tutta questa digressione che a mio parere è tutt’altro che superflua, ma questa è un’altra storia, non appare nel manga) l’uomo rischiare più e più volte la sua incolumità, mentre la popolazione del villaggio si raduna, chiamando ed incitando il loro Stregone, in segno di sostegno e di preoccupazioni per le sue sorti; quest’ultimo ascolta le acclamazioni che malgrado la paura, la fame, la stanchezza e la debolezza gli strappano un sorriso felice, subito dopo sostituito da una commossa invocazione rivolta alla figlia e al futuro genero.
L’incendio, come ben sappiamo, viene domato dopo che i due giovani si presentano al Monte dei Cinque Elementi e Goku ripara la falla nel braciere magico e Juman viene tratto in salvo, ricoperto di fuliggine, con un sorriso sbarazzino per aver protetto l’auto e salutando con grandi gesti la figlia e il genero che giungono a trarlo in salvo.
Suonano le campane, la folla acclama “W gli sposi” e i nostri piccioncini si uniscono in matrimonio, mentre un Juman commosso fino alle lacrime, si rivolge alla figlia, dicendole “Oh Chichi, sei bella come tua madre quel giorno” , proferito con occhi lucidi e sorriso commosso, prima di rivolgersi al giovane, raccomandandosi e affidandole la sua unica figlia, l’ultima persona rimastagli al mondo.
Sebbene poco messe in risalto, anche nella seconda serie la presenza di Juman è ricorrente e spesso e volentieri in momenti tutt’altro che piacevole e frivoli.
Lo vediamo giungere ai piedi del monte Paoz nelle prime puntate, quando in una comica caricatura di Babbo Natale, chiama a gran voce il nipotino per il quale ha portato con sé una pila ben nutrita di regali, ma resterà deluso, sapendo che il nipote e il genero si trovano a far visita a Muten e si intratterrà a casa della figlia, certo come lei che avrebbero fatto presto ritorno.
Ahinoi, sappiamo bene che Goku non avrebbe fatto ritorno dalla visita a Muten e - mentre un Crilin nella fattispecie simile ad Amleto, non sa dove battere la testa e trovare modi e tempi per dare lo spiacevole annuncio alla vedova – la giovane moglie e il padre si recano insieme all’isola, dopo giorni e giorni di assenza di Goku e del piccolo Gohan.
Sarà Juman ad accogliere tra le braccia la nostra Chichi che perde i sensi alla notizia della dipartita del marito e dell’addestramento improvvisato di Junior nei confronti di suo figlio; non solo…in puntante più avanti lo vediamo far visita alla figlia, bussando insistentemente alla sua porta, supplicandola di farlo entrare e insistendo - facendoci comprendere che quella non era una delle prime visite - perché la giovane smettesse di rifiutarsi di mangiare e quindi trovasse la forza di risollevarsi dalla solitudine nella quale stava vivendo, ignara di quello che succedeva al di sopra dei cieli (dove Goku era intento a far visita a re Kaio per ricevere nuovi insegnamenti) e aldilà delle montagne (dove Junior in lande desertiche allenava il suo bambino).
Juman sarà presente anche dopo lo scontro con i saiyan, quando Goku, Gohan e Crilin sono ricoverati in ospedale e sarà lui, insieme al piccolo, a convincere la figlia a decidersi – malgrado le più che comprensibili e plausibili remore e resistenze – ad accettare la natura saiyan del bambino e di conseguenza il suo sentito “dovere” di collaborare, di fatto decidendo di partite per Nameck insieme a Crilin e Bulma. Sarà presente nel momento in cui la giovane viene costretta a salutare il bambino, non sapendo né come né quando avrebbe fatto ritorno…e ricordiamoci che si trattava di un bambino di cinque anni…non di un giovane che parte in guerra dopo anni e anni d’addestramento.
Sarà presente quando la giovane frustrata dalla disperazione, dall’ansia di non avere notizie, dalla preoccupazione, senza remora o paura – perché è in ballo, ricordiamolo, la vita del suo cucciolo – decide di partire a sua volta per Nameck, accompagnata come sempre dal padre; ma sappiamo poi non essere partiti per un errore compiuto dallo scienziato, il padre di Bulma; Juman resterà comunque accanto alla figlia, cercando di consolarla, quando questa si abbandonerà tra le sue braccia, come una bambina che ha bisogno di essere confortata dopo un incubo.
Juman è presente – momenti lieti, tra cui il festeggiamento del compleanno di Gohan, prima del Cell Game – anche nei momenti più drammatici della saga: quando la giovane – ancora ignara di avere in grembo il secondogenito – assiste da uno schermo tv (e poi dalla sfera di cristallo di Baba) allo scontro, in lacrime ed atterrita non solo per il marito ma anche per il figlio (spesso e volentieri imprecando anche contro Goku, arrivando a dire di odiarlo, al culmine della disperazione e della paura, con accesa reazione di Juman). E’ presente quando il primogenito deve darla la notizia che l’avrebbe lacerata per la seconda volta nella sua vita, annunciandole la morte del marito e la sua volontà – malgrado il pensiero ricorrente alla sua famiglia – di restare nell’aldilà.
Juman è presente, non solo per le solite e convenzionali parole di conforto, gli “andrà tutto bene”; ma contrariamente a quanto ci si potrebbe immaginare – ricordando le raccomandazioni al genero e colpevolizzando Goku per la decisione che può apparire quantomeno…egoista – esorta la figlia a prendere atto del fatto che era una volontà del marito, presa in tutta coscienza e serenità. L’esorta a rendersi conto che quella per Goku era una scelta serena e se quindi il marito era felice di tale decisione – presa malgrado le sofferenze che entrambi sapevano ne sarebbero scaturite – questo avrebbe dovuto alleviare la sua sofferenza perché il genero sarebbe stato felice di saperli al sicuro, protetti, continuando a vivere senza di lui, al sicuro…senza di lui.
Juman sembra coricarsi ancora una volta nei panni dell’uomo di casa perché prima che il nostro Gohan cresca e diventi uomo, sarà lui - come vediamo in uno scorcio di quotidianità di una puntata – a prendersi cura della figlia vedova e del nipote; sarà lui ad occuparsi del primogenito, facendo lunghe scampagnate e stendendosi in un prato verde, godendo delle carezze del sole.
La sua figura sembra tornare in un ruolo di secondo piano quando vediamo Son Gohan, splendido nei suoi sedici anni frequentare il liceo e si scorge la cura e la devozione nei confronti della madre e del fratellino; ma come è giusto che sia…Gohan è diventato uomo e si prende cura della famiglia affidatagli dal padre prima della prematura dipartita.
Ritroviamo Juman con tutta la banda Z che si prepara ad assistere all’ennesima edizione del Torneo Tenkaichi, tutti ansiosi di rivedere Goku e i suoi sono tra gli occhi più lucidi, quando questi atterra proprio davanti a tutti loro…ma anche qui come ben sappiamo quella sarà tutt’altro che una giornata ordinaria per l’intervento di Babidy e poi la rinascita di Majin Bu.
Juman riappare ancora una volta in un altro momento drammatico per la vita della figlia, quando suo marito, stavolta, le deve comunicare la presunta morte del loro primogenito e ancora una volta è lui ad accoglierla tra le braccia quando questa perde i sensi; sarà lui a vegliare su di lei febbricitante e sarà proprio lui ad esortarla a risvegliarsi perché vada a salutare il suo amato che sta per fare ritorno nell’aldilà…per sempre e sarà l’ultima occasione per abbracciarlo.
In tutto questo excursus (e si potrebbe continuare con altri esempi ma meno rilevanti) è lampante che per quanto poco sottolineata nel manga e nell’anime; la presenza di Juman è sempre e comunque collegata alla figlia…malgrado il tempo passi e la sua bambina diventi giovane donna, fidanzata, moglie, madre e anche nonna (sebbene nel GT appaia pochissimo), non smette di assolvere il suo dovere di padre: di esortare la figlia quando necessario, di farla risollevare – spesso anche usando toni bruschi quando questa inveisce contro Goku (mentre assiste al Cell Game attraverso la tv per aver fatto combattere Gohan) o quando vuole impedire a Gohan di lasciar esprimere la sua natura saiyan – di accoglierla tra le braccia nei momenti di dolore, di sofferenza che come sappiamo spesso e volentieri hanno tormentato Chichi.
Una presenza stoica, così come appare nel disegno: una figura statuaria, dalle spalle larghe che suggestiona per la grandezza e l’apparenza di brutalità (basti pensare a tutti i racconti che serpeggiavano sulla sua figura nella prima serie e di come lo stesso Yamcha lo temesse) ma che si scioglie in lacrime quando la figlia abbandona il nido, la deve affidare tra le braccia di un altro uomo, ma si sostituisce a questi quando necessario, tornando a vegliare su di lei.
Il tutto con dignità, con la semplicità di chi è capace d’amare e non ha bisogno di gesti o frasi enfatici ed eclatanti per dimostrarlo.
Più volte abbiamo detto e molti riconoscono in Chichi la figura della matrona: della madre per eccellenza, del focolare che si batte con tutta se stessa (spesso non rendendosi conto del pericolo quando vorrebbe partire per Nameck o quando schiaffeggia Majin Bu) per la serenità della sua famiglia; allo stesso modo credo che la figura di Juman sia quella che più nell’anime rappresenti la paternità: la dolcezza, la devozione, la cura e l’amore, ma anche la forza, i rimproveri, gli ammonimenti…il tutto in modo umile e dignitoso, spesso senza che nessuno di noi l’abbia mai valorizzato per questo.
Grazie dell’attenzione.
Dall’EC per voi,
Kiki87.
Dopo l’editoriale, passando ad altri argomenti:
Voglio ancora una volta – da parte di tutto lo staff – ringraziarvi per le numerose visite ed i commenti affettuosi, gentili ed affabili, per dedicarti parte del vostro tempo per condividere insieme una passione comune, anche per i saluti (grazie Camy, molto apprezzato ^_^) e l’impazienza con cui ci dite che aspettate i nostri aggiornamenti…non c’è soddisfazione o gratifica migliore ed è per voi che questo sito continuerà ad esistere e aggiornare.
Quindi vi rimando a continuare a seguirci perché – scuole ed università, impegni vari permettendo – cercheremo di continuare a rendervi gradevole la navigazione di questo piccolo anfratto.
Infine, nostro malgrado c’è un’altra questione più… “spinosa” da affrontare.
Occhieggiando la tabella a destra del layout del sito, noterete che la prima delle annotazioni presenti rimanda a “commenti costruttivi” che siano essi positivi o negativi.
Abbiamo riscontrato – per quanto concerne quelli negativi – che questo è mancato.
Volendo sperare – ma con un ottimismo che sembra sfociare nella stolidità – che questo si sia verificato per semplice equivocità dell’espressione, lasciate che vi porgiamo una delucidazione che vale ora e per sempre.
Con “commenti costruttivi”, noi dell’EC intendiamo commenti (positivi o negativi che siano) che riguardino il contenuto del sito (che sia il layout, la grafica, il contenuto degli editoriali, le fanfiction, le immagini…a vostra discrezione), vale a dire osservazioni su quello che trovate e non trovate di vostro gradimento, citando l’editoriale, la fanfiction o l’oggetto della vostro commento; qualcosa che vorreste venisse ulteriormente approfondito, qualcosa che non avete trovato spiegato adeguatamente o che vi ha lasciato qualche perplessità, qualche dubbio e vorreste confrontarvi con noi, o anche semplicemente esporre la vostra opinione – rispetto a quanto leggete – del personaggio, della coppia o della famiglia Son in generale.
Perché vedete, questo piccolo spazio – ci tengo a ribadirlo – è nato:
- per i sostenitori della coppia che possono trovarvi letture, immagini che riguardano i loro bignamini per condividere momenti di romanticismo e quant’altro.
- per i non sostenitori perché l’intento (e rimando al primo editoriale di presentazione dell’EC) era e RIMANE quello di offrirvi un altro punto di vista, una visione alternativa alla vostra.
Sia ben chiaro, non siamo fanatiche missionarie il cui scopo nella vita è convincervi…anche perché sappiamo (e io l’ho capito a mie spese) che una persona non può essere persuasa di un’opinione, di una visione dei fatti se manca la volontà di confronto, l’oggettività e l’umiltà per affrontarlo.
Il commento negativo è utilissimo per noi e per voi, perché – come tra persone civili – presuppone ci sia un dibattito, un confronto tra persone che hanno opinioni diverse, riguardo uno stesso argomento; il dibattito permette di – magari non di convincere l’altro – poter smussare gli angoli più rigidi della propria posizione, cercando di mettere a confronto quello che voi pensate circa l’argomento, con quello che vi viene proposto da altri; così da poter anche solo dichiarare ‘nonostante questo e quell’argomento siano validi…io resto della mio opinione perché secondo me…etc etc’; questo accresce in entrambe le parti la capacità di riflessione, di giudizio critico e perché no…il quieto vivere e la convivenza in una società così eterogenea e globale come la nostra.
Se manca la volontà – e nella fattispecie questo è sembrato per le espressioni molto nobili come ‘minchia’ ‘lese forti’ o ‘non siete normali’ – di fare questo allora vi sconsigliamo caldamente di visitare questo sito e lasciare commenti che (oltre a non essere utili, né per noi, ne per voi) – perdonatemi – vi mettono pure in cattiva luce: disegnandovi – così in apparenza perché non vi conosciamo e con queste ‘credenziali’ poco solleticate la nostra…curiosità – come persone un po’ masochiste (perché visitano un sito di cui sanno NON troveranno qualcosa di loro piacimento, anche perché NON hanno volontà ed umiltà di confronto e dibattito civile), infantili (una persona adulta e civile, avrebbe citato il contenuto di quello che non ha gradito, e se è tanto convinta di quello che scrive, non c’è bisogno di nascondersi dietro l’anonimato ma ci si firma) e - perdonatemi – maleducate (una persona educata avrebbe usato toni civili e garbati, consentendo all’altra di ribattere e come spiegavo prima un dibattito sano e costruttivo). Oltretutto qui c’è un’altra cosa che personalmente mi sconcerta: quello che chiediamo è commenti sul nostro operato, non sulle nostre persone che non conoscete affatto…esiste la libertà di parola nella nostra tanto decantata costituzione che ha festeggiato il sessantesimo compleanno, e avete la piena LIBERTA’, i DIRITTI di commentare il nostro operato…ma nessuno vi da’ il diritto, l’arroganza di commentare le nostre persone e se così volessimo, vi avremmo già inviato opuscoli con i nostri test psicologici e quant’altro…se non altro potreste fare una figura un po’ più…dotta e sofisticata.
Questo vuole essere un ultimo avviso, un ultimo tentativo da parte nostra d’apertura al confronto – purché si sia educati, garbati e costruttivi – se questo è troppo o manca ancora la volontà ed umiltà, allora tutti i successivi commenti saranno cancellati, quindi – vi preghiamo – di non sprecare il nostro e il vostro tempo postandoli.
Comunque, tanto per essere chiari, se non essere normali, minchia, significa essere persone educate, garbate, disponibili ad un educato dibattito e confronto tra parti, allora avete ragione, siamo anormali e fiere di esserlo.
Con questo è davvero tutto,
Dall’EC,
Kiki87.
L'esercito di Chichi ha scritto di nuovo alle 15:19![]()
domenica, 09 marzo 2008
in=>fanart, comunicazioni varie, visite
Wow...
siamo semplicemente senza parole.
2000 Visite. Chi l'avrebbe detto?
Siamo nate con mille interrogativi, con mille dubbi e invece a poco tempo ci ritroviamo a festeggiare il numero tondo.
E per festeggiare cosa meglio di una immagine?

Ovviamente dalla fanartista di fiducia, ovvero la mitica Vale, alla quale vanno tutti i nostri saluti affettuosi e i nostri apprezzamenti. Non c'è che dire ... la matita in mano sua ha una magia tutta particolare!
Per goderne appieno cliccate sopra in modo da vederla ingrandita.
Prego di chiedere il permesso prima, via email o via commento, di prendere la suddetta immagine.
Per il futuro?
Fanart, fan's fiction, forse un angolino dedicato ai consigli di fan's fiction, per discutere di altre fic che a nostro parere meritano di essere lette, e altri articoletti!
Chissà, chissà...
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sabato, 22 dicembre 2007
in=>comunicazioni varie
E' con grandissimo piacere che annuncio una bellissima notizia.
Una nuova paladina di Goku e Chichi si è aggiunta!
Benvenuta Vale! Ti auguriamo di trovarti bene assieme a noi!^^
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mercoledì, 19 dicembre 2007
in=>goku, chichi, le fans fiction di ciuiciui
Batticuore
Disclaimer:Goku e Chichi non mi appartengono ma sono due personaggi di DragonBall creati da Akira Toryhama che ne detiene tutti i diritti. Questa storia è stata scritta senza alcuno scopo di lucro quindi non si ritiene nessun copyright leso.
Autore:ciuiciui
Beta Reader:\
Rating:Giallo
Genere:Romantico
Avvertimenti:Shonen-ai
Personaggi:Goku/Chichi
Claim:Goku/Chichi
tema:#14-Primo Bacio-Writing Community Quella sporca mezzadozzina- storia inedita non presente su archivi pubblici
conteggio parole:1247 (OpenOffice)
breve riassunto:Lei stava per diventare la signora Son. Stava vagando a bordo di quella nuvola dorata ma d'improvviso il cuore si fermò e poi prese a palpitare ancor più forte. Abbracciò e si aggrappò al ragazzo antistante a lei per sentirne il calore e per un conforto ma...
Avvertimenti dell'autrice:mi rendo conto che la fic è un pochino corta, ma non volevo sciupare un momento come questo con troppi giri di parole. Ho voluto essere essenziale,almeno questa volta. Grazie a tutti quelli che leggeranno e che commenteranno.
Ciuiciui
La nuvola lasciava dietro di sè una piccola scia dorata. Il cielo era una piacevole tonalità rosa rosso pesca, il mare sottostante rialsciava una dolce amara fragranza di salsedine e di sale.
Lei era avvinghiata al corpo caldo di un ragazzo che poco tempo prima aveva creduto perso per sempre. La sua mente era un continuo fluire di immagini strane come il suo corpo apparentemente senza vita, il suo sangue, il suo coraggio nel voler combattere sino all'ultimo.Aveva combattuto strenuamente il ragazzo e aveva vinto. Ne era uscito vincitore. Ne era rimasta completamente ammaliata da quella prova superba di coraggio nel difendere la Terra dal maligno.
Lei, Chichi, figlia dello stregone del Toro, era vissuta nell'attesa di quel momento. Il momento in cui lei si sarebbe legata per sempre all'uomo che amava, per il quale il suo cuore aveva battuto forte la prima volta, quando era poco più che una bambina.
Ma lo aveva giudica male. Ma da quando lo aveva visto battersi come un leone per difendere anche lei, aveva cambiato idea.
Ne aveva allora compreso l'essenza. Un guerriero pronto a battersi per chiunque ci fosse di buono e giusto su quella terra. Per questo lo voleva sposare. Per questo sentiva il suo cuore nobile battere per lei, per aiutarla a salvare suo padre.
"Chichi bisogna sbrigarsi...bisogna accelerare il ritmo altrimenti tuo padre non ce la farà" esclamò il moro a cavallo e a comando di quella piccola nuvola incantata.
Era preoccupato di salvare il suo palazzo, il suo matrimonio e suo padre. Goku era così. Una persona che faceva del bene solamente per il piacere di farlo senza ottenere nulla in cambio.
"Goku come sei dolce, mi sento protetta assieme a te" avrebbe voluto dirgli.
"Sì è vero..."invece fu solamente capace di dirgli stancamente.
Lei stava per diventare la signora Son. Stava vagando a bordo di quella nuvola dorata ma d'improvviso il cuore si fermò e poi prese a palpitare ancor più forte. Abbracciò e si aggrappò al ragazzo antistante a lei per sentirne il calore e per un conforto ma non gli bastò.
Il suo cuore batteva come un piccolo martello all'impazzata nel suo petto.
Osservava l'altezza sottostante la nuvola e provava una piccola vertigine.
Forse era l'altezza che le provocava quella vertigine. O forse no.
"Ti prego Goku, so che non c'è tempo, ma ho bisogno di fermarmi un attimo"chiese febbricitante la mora.
"Qualcosa non va, Chichi?"chiese il ragazzo antistante a lei.
Lei come risposta si aggrappò ancora più tenacemente sperando che Goku si fermasse per garantirle un minuto di riposo.
"Mi gira un po' la testa a questa altitudine, sai non sono ancora abituata a queste altezze"
Ma il vero motivo era che il suo cuore doveva riposarsi.
Doveva staccarsi da lui perché senza qualcosa di più esso sarebbe scoppiato.
"Va bene ma proprio un minuto minutino!"esclamò il moro.
La nuvola virò leggermente inclinandosi a sinistra, mentre Chichi reggeva la piastrella esagonale e il miele per riparare il calderone.
Una sottile onda si alzò sotto di loro al passaggio della nuvola Kinto,spruzzando i suoi passeggeri di cristallina acqua marina.
Si fermarono in un praticello verde spruzzato qua e là di fiori rosa e bianchi, come piccoli puntolini nella costellazione del prato. Un leggero alito di vento piegava flessuosamente gli steli dei fiori mentre Chichi si avviava verso una piccola sorgente. Goku balzò in un lampo dalla nuvola che rimase lì in attesa.
Chichi si poggiò accanto la riva del rigagnolo osservando nelle sue mani il fluido argenteo.
Se lo portò alle labbra e lo trangugiò.
"Chichi non abbiamo molto tempo, sbrigati" ricordò Goku.
Ma in quel mentre Chichi che avrebbe dovuto essere preoccupata,stressata dalla sorte di suo padre era in realtà tranquilla. Un senso di irrequietezza e di indolenza aveva preso sopravvento verso quel destino avverso che proprio nel momento sbagliato aveva deciso di far andare a fuoco il suo palazzo.
"Va meglio Chichi?"
Le parole di Goku erano così amorevoli all'udito della giovane fanciulla. Impercettibilmente arrossì, come solamente sapeva fare quel ragazzo. Si sedette accanto a lei sul manto erboso, e le accarezzò leggermente la spalla.
"Forza Chichi, rimettiti in forze, bisogna salvare il palazzo di tuo padre."
Chichi per un attimo perse la sua indole battagliera, i suoi occhi e il suo sguardo serrato e arcigni si sciolsero in uno sguardo ammiccante e docile. Lei, una piccola principessa guerriera, aveva le gote di una bellissima tonalità tra il rosso lampone e il rosa del cielo all'imbrunire del sole.
"Chichi cos'hai con quella faccia tutta rossa?"chiese il moro, guardandola stranito.
Lei sospirò e il suo sguardo assieme a quello del saiyan si perse a vagare senza meta.
Sentì il rivolo d'acqua passeggiare accanto a loro, sentì il vento soffiarle nelle orecchie, sentì le spighe pungerle e solleticarle le gambe.
Sentì il suo cuore in un crescendo ritmico di battiti, mentre Goku aspettava una sua risposta.
"Chichi...è tutto ok? Dovremmo andare!"
Il cuore le suggerì la via.
Lei prese le mani al giovane e attirò in una morsa ad incastro le sue labbra a quelle del moro ivi affianco.
"M-ma che fai!"protestò il giovane, forse un pochino schifato da quella solleticitazione della giovane.
"Shhhh, Goku"
E in quel momento la mora prese ad abbracciare ancor più forte il ragazzo. La sua era solamente una magica medicina, a quella malattia inguaribile chiamata amore. Amore, quella strana e ignota creatura che ti fa sudare, ti provoca palpitazioni,ti provoca batticuore.
Loro si erano scambiati quello che si chiama primo bacio. Il primo bacio, quello un po' schifoso, quello che all'inzio pensi che non darai mai più, quello che ti sconvolge la notte stessa , la notte sucessiva e ancora quella dopo. Le sue labbra erano morbide e carnose, erano ancora umide dall'acqua bevuta.
Gli occhi del giovane da un espressione attonita e atterrita si socchiusero per lasciarsi andare. Poi lo rifecero, avendo superato quell'iniziale fase di schifo.
"W-wow"esclamò il moro staccandosi e pulendosi la bocca come se avesse mangiato.
Guardò la ragazza e se la issò in braccio. Sì, lei era la sua ragazza; aveva provato un senso di agitazione profondo quando aveva fatto quella cosa.
"Lo potremo rifare sempre quando saremo sposati?"chiese il giovane, che volente o nolente era rimasto estasiato da quell'esperienza.
Chichi ritornò di colore scarlatto per la punta d'impudenza nella domanda di Goku.
"C-certo!"rispose a fatica socchiudendo gli occhi e girando la faccia dall'altra parte.
"Sai come si chiama questo? Primo bacio...se lo danno due persone che si vogliono tanto bene..."
"Uh strano! Crilin non mi ha mai accennato a questo bacio..."richiamò alla mente il giovane denunciando ad alta voce il suo pensiero. "Certo che no! Sciocco...si da solamente alla persona che ti fa battere forte il cuore..."
Chichi in braccio al suo cavaliere si appoggiò al suo petto rannicchiandosi.
Com'era caldo lì. Com'era bello quel piccolo momento rubato.
"Andiamo adesso Chichi..."
"Sì certo...dopotutto abbiamo una vita per farci battere il cuore a vicenda..."
Il primo bacio è un momento, è un momento di pura follia. Non lo si spreca con la persona sbagliata, non li si da ad una persona a cui si è indifferenti. Ma Chichi aveva capito qual'era la SUA persona. L'unica persona che le faceva girare la testa, le faceva battere il cuore così rapidamente. Quella persona era Goku...Son Goku.
"Grazie, Son Goku..."mormorò la moretta accoccolandosi sulla sua spalla, ripartendo alla volta del grande calderone.
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giovedì, 13 dicembre 2007
in=>comunicazioni varie
Non siamo sparite!
Ritorneremo presto(perché no per le 1000 visite
)con nuove storie, nuovi articoli, nuove immagini!
L'esercito di Chichi non si scorda di aggiornare!! SOSTENETECI E COMMENTATECI!
Un bacio
Annetta chan, Ciuiciui, Kiki87
L'esercito di Chichi ha scritto di nuovo alle 22:52![]()
giovedì, 22 novembre 2007
in=>visite
Non avete idea di come il nostro cuore scoppi di gioia, di come siamo felici di queste 600 visite.
Continuate a visitarci, sostenerci,seguirci.
E commentate le nostre fan's fiction non presenti, lo ricordiamo, su NESSUN ALTRO archivio. Sono storie inedite!! Vogliamo sapere i vostri pareri!
Memoranda: per chi fosse interessato ad arruolarsi, scriva alla nostra casella di posta. esercitodichichi@yahoo.it
Con affetto,
Annetta chan, Ciuiciui, Kiki87.
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mercoledì, 21 novembre 2007
in=>one shot, le fans fiction di kiki87
A nome di tutto lo “staff” (come mi piace questa parola, è così…professional ^_^) vorrei ringraziare ancora le oltre 500 persone che hanno visitato questo nostro piccolo scrigno, malgrado sia appena agli inizi e si stia proponendo di crescere e diventare un piacevole luogo di rifugio delle vostre visite. Vi ringraziamo di tutto il cuore: la vostra affabilità, il calore, la dolcezza con cui ci seguite e ci lasciate anche commenti, ci mandate saluti e ci “vezzeggiate” scaldano l’animo romantico e palpitante di queste tre umili e giovani donne.
A tutti voi, alle mie care Annetta e Ciuiciui voglio dedicare, inedita ed in esclusiva, questa mia nuova song- fanfiction, come sempre dedicata a quest’amore limpido, travagliato, spesso poco accreditato ma profondo e sincero.
Puro della purezza e dell’ingenuità dell’Eroe di questo splendido universo di lotte e di tribolazioni.
Sincero e romantico, come il cuore di una principessa che per anni ha aspettato il Principe Azzurro che la conducesse all’altare e ha continuato ad aspettarlo…così per sempre.
A questa splendida coppia che ha incrociato le strade di tutti noi.
A Goku e Chichi.
Dall’Esercito di Chichi, sinceramente vostra,
Kiki87
Mon étoile.
Mia dolce stella…brilla ancora per me.
Silenziosa e dolce la notte era scesa ancora una volta sui Monti Paoz, soffiando una tenera e materna ninna nanna sull’umanità addormentata.
Morfeo aveva disteso la sua coperta bluastra trapuntata di stelle mentre dispettosa e sbarazzina, una lieve brezza sfiora le vette innevate.
La luna, splendida ed unica dea del firmamento, brilla alta e sovrana nel cielo, come un’imperatrice che osserva dall’alto la vastità del suo impero.
Complice e solidale irradia la sua luce, entrando in punta di piedi nelle stanze degli uomini, porgendo loro una carezza del cielo.
Rischiara i visi dei bambini che si raggomitolano nel calore delle coltri, ricercando inconsciamente quello del ventre materno, conosciuto prima di venire alla luce.
Rischiara le giovani donne che prestano giuramenti eterni d’amore alla loro unica testimone.
Rischiara il sonno degli sposi, vezzeggiandoli con materna gelosia mentre ancora abbracciati sognano di rincontrarsi nel loro paradiso d’onde cristalline e nuvole profumate, prima di riaprire gli occhi e ritrovarsi uno nelle braccia dell’altro.
Rischiara un uomo che osserva la sua donna vulnerabile e persa nel torpore del sonno.
“Riposa bene, amore”.
Scese con dolcezza e delicatezza a posare le labbra sulla sua fronte, dopo averle scostato le ciocche scure dei suoi capelli setosi.
Con attenzione e remora, per paura di svegliarla e farla trasalire nel cuore della notte.
Con remora e attenzione, a simulare l’incredibile e indescrivibile emozione dell’avere accanto quell’angelo terrestre che paradossalmente era suo protettore.
L’Eroe, colui nato per proteggere l’umanità, si sentiva solo e vulnerabile senza il suo angelo accanto.
Son Goku sorrise a quel pensiero, rannicchiandosi più vicino al suo calore di donna.
Sei già caduta nel sonno, amore mio.
La luce della luna filtra dalle persiane e rischiara il buio, illuminando il tuo viso.
Dormi, dolcemente e teneramente come un angelo sulla sua soffice nuvola.
Completamente inerme e languidamente abbandonata ai tuoi sogni, non più attenta a quello che ti succede attorno, senza difese.
Ti sei tolta l’armatura di guerriera, di matrona di casa, di madre e moglie severa ed intransigente.
Come sempre quando entriamo nella nostra alcova.
Come sempre quando io o i nostri figli riusciamo a scalfire le pareti più spesse del tuo sarcasmo, indurite dalla solitudine e dalla sofferenza, e scalfirti il cuore, facendoti struggere come neve al sole.
Come sempre quando ti abbandoni tra le mie braccia per amarmi e lasciarti amare.
Io vorrei amarti di più,
ma chissà se esiste di più.
Tu sei vissuta in mille canzoni ,
mille emozioni,
mille non so.
Ho sempre avuto soggezione di te.
Eri una ragazzina quando ti rividi al torneo ed eri già donna.
Nello spirito, nel cuore eri già piena di un amore così intenso, così grande, così avvolgente da sembrare addirittura esagerato.
Quasi…insozzato e indegno perché accostato al sottoscritto…poco più di un bambino, ancora così smarrito e poco preparato alla vita.
Un ragazzino che neanche ricordava che un dolce e turbolento batuffolo tanti anni prima era entrato nella sua vita…eppure in qualche modo, che ancora oggi non so spiegarmi, ti eri annidata in un angolo del mio cuore e della mia mente.
Con quel fare da maschiaccio tracotante e sicuro di te, hai fatto irruzione nella mia vita, mari e monti ci hanno separato prima che i nostri sentieri s’incontrassero di nuovo.
Ti ritrovai innanzi a me e di quel batuffolo non era rimasto niente se non una giovane donna, sbocciata nella più dolce e temperata delle primavere in un’aggraziata, fragile e nobile rosa.
Piena d’astio, di biasimo, di rancore; i tuoi occhi brillavano della rabbia e dell’amarezza che avevo lasciato in te fin da quel primo addio…il primo di quella che sarebbe stata una lunga serie, ahinoi, amore mio.
Rabbia e risentimento che si strussero; prima in sconforto e amarezza al pensiero che il Principe Azzurro che avevi aspettato con tanta pazienza, con tanto amore non voleva porti sul suo cavallo bianco, portarti al castello e sposarti per vivere per sempre felici e contenti.
Così repentinamente ma così semplicemente ed intensamente anche l’amarezza e la disperazione si strussero nella gioia, nel calore e nell’entusiasmo che solo il cuore di una giovane innamorata possiede.
La speranza illuminava i tuoi occhi perché sapevi che stavamo andando incontro a qualcosa di immensamente più grande di noi, sapevi che non ero che un ragazzino ingenuo e scanzonato quando dissi il mio “sì” ma sapevi - e poi io lo avrei scoperto con te - che il tuo amore era troppo grande, troppo intenso, troppo puro, troppo meraviglioso e troppo radicato in te perché io non mi ci lasciassi sommergere.
E successe, piccola mia.
Ti amavo e ti amo.
Come nient’altro nella mia vita.
Ti amavo e ti amo, di quell’amore che tu mi hai insegnato e che mi era sempre stato sconosciuto.
Ti amavo e ti amo, odiandomi perché avrei voluto e vorrei amarti sempre di più, avrei voluto e vorrei amarti nella misura necessaria per compensarti del semplice fatto che sei venuta al mondo per amare me.
Sempre e solo me.
Volevo e vorrei amarti per farti capire l’immensità che è in me da che siamo diventati un unico spirito, un unico cuore…da che tu sei diventata la mia stella e io il firmamento che tu illumini e rischiari.
E son qui a parlare ancora di te ,
come fossi pioggia fresca per me.
Pioggia di maggio,
limpida luce ,
per sempre amore …insieme a te.
Appoggio le dita sulla tua guancia rosata, avvertendone la morbidezza di pesca e il calore profumato.
Cerco la tua mano al di sotto delle coltri, prendendola e stringendola forte.
Me la porto alle labbra, baciandone il dorso e trattenendomela vicino al cuore, mentre scivolo più vicino a te, quasi volendo entrare in completa simbiosi con te.
Vorrei entrarti dentro in questo momento, vorrei scavare oltre quei tuoi splendidi e luminosi occhi di velluto, vorrei insinuarmi nei tuoi pensieri, nei sogni che stai facendo e che adesso ti fanno sorridere.
Vorrei tu sentissi la mia presenza in questo momento, mentre ti sono vicino, mentre veglio il tuo sonno tranquillo ed innocente, come quello di una bambina.
Vorrei tu percepissi i miei pensieri, vorrei tu avvertissi il tremito delle mie mani quando sfioro la tua pelle calda e vellutata.
Vorrei avvertissi il sordo balzo delle mie viscere quando mi sei vicina, quando mi sorridi, quando ti abbandoni tra le mie braccia, quando mi baci, quando dici di amarmi.
Vorrei avvertissi i brividi freddi lungo la spina dorsale, il magone in gola, il mio cuore che batte a ritmo selvaggio quando ci separiamo, prima di una battaglia e so che tu sarei sempre qui a pregare per me.
Vorrei avvertissi quanto sai far fremere e sussultare questo corpo, questi muscoli scolpiti e d’acciaio…vorrei ti rendessi conto di quanto si struggono quasi allo spasimo ad un tuo tocco, quando ti rannicchi contro il mio corpo, usandomi come cuscino, quando ci amiamo sotto la luce argentea e benevola della luna.
Vorrei percepissi quanto dannatamente, incommensurabilmente, inesorabilmente ed inconfondibilmente ho bisogno di te.
Piccola stella, vorrei tu vedessi la luce che sai irradiare in questo saiyan dallo spirito terrestre.
Vorrei tu vedessi che sei la stella più luminosa, la più eterea, la più lontana eppure la più preziosa del mio firmamento.
Come stai ,dolce stella mia ,
quanto tempo ti ho lasciata sola sulla scia .
Ti ho conosciuta mentre il giorno andava via
e sei arrivata tu…splendida armonia
La mia mano si sposta con delicatezza sul tuo fianco, cingendoti e attirandoti più vicina, mentre alzo le coperte per non farti prendere freddo.
Ti sento mugugnare nel sonno e con un sorriso vezzoso ti lasci cullare dal mio abbraccio, la tua testa si appoggia al mio torace e ti accarezzo la schiena, stringendoti con possesso.
Non voglio lasciarti andare, non voglio perderti di nuovo.
Ti ho abbandonata così tante volte, quante volte ti ho detto “A presto”, sapendo che erano solo menzogne…quante volte ti ho lasciato rincorrermi sulla soglia di casa, con l’infido pensiero e la segreta e silenziosa paura di non vedermi far ritorno.
Quante volte ti ho lasciata sola a crescere i nostri figli, quante volte hai pianto per me, mangiando sale e singhiozzando silenziosamente, mordendo le lenzuola, quando dovevi dormire da sola in questo letto troppo grande?
Quanto hai saputo irradiare il buio di questa stanza quando varcavo di nuovo la porta di casa, accogliendomi sempre comunque a braccia aperte, sapendo che avremo potuto ricominciare, proprio dove ci eravamo interrotti.
Solo grazie e per merito tuo, amore mio…perché Chichi, sei tu che illumini questo casolare, sei tu la stella del firmamento della nostra famiglia.
Tu che ci hai tenuti uniti, tu che hai sempre lottato perché i nostri figli sfuggissero alla maledizione paterna.
Tu hai sempre lottato per un sogno che ha nome famiglia.
Perché tu ami la vita, tu ami l’amore.
Tu sei la vita e tu sei l’amore, stella mia.
Solo tu.
Quanta volontà, dolce stella mia
per restare qui vicino a me,
la mia pazzia.
Mi hai sopportato con la tua dignità,
io mi vergogno un po', ma adesso tu sei mia…
Sei mia.
Ti ho sempre rispettata.
Per la passione, la fermezza, la determinazione e il coraggio che fa splendere i tuoi occhi, per la compostezza, la dignità con cui hai sempre affrontato tutto.
Sembri quasi invulnerabile e ti ho sempre ammirata per questo, forse silenziosamente ho anche invidiato questa tua apparente muraglia incrollabile.
Ma so che non è così.
Ti conosco troppo bene.
So bene quanta sofferenza, quanta fragilità, quanta solitudine ti hanno resa quello che sei…so quante volte hai dovuto sanare da sola le tue ferite…quelle che io ti ho procurato.
Lo so, piccola…lo so.
Lo vedo nei tuoi occhi ogni volta che faccio ritorno da te, ogni volta che singhiozzi tra le mie braccia la notte…ogni volta che ti togli l’armatura di guerriera.
Lo sento quando mi supplichi di dirti che andrà tutto bene, che saremo di nuovo una famiglia, lo sento quando mi supplichi di prometterti che quando ti sveglierai sarò ancora al tuo fianco e saremo ancora insieme.
Lo sento quando mi supplichi di prometterti che non ci sarà un nuovo “Addio” all’orizzonte.
L’ho visto quando ci siamo rincontrati pochi giorni fa, al torneo.
Sette anni…sette lunghi anni ci hanno separato, le nostre menti, i nostri spiriti cercavano ancora un legame nel riflesso degli astri.
L’ho sentito, anche quando il nostro piccolo Gohan ti ha comunicato la mia maledetta ed estrema decisione.
Quando ancora una volta il mondo ti è crollato addosso…e la colpa non era che mia.
Solo e soltanto mia.
Quanta vergogna, quanta rabbia nei miei stessi riguardi, stella mia.
Ma sapevo che tu avresti capito, sapevo che saresti andata oltre i pregiudizi, le malelingue, gli infidi e superficiali commenti degli altri.
Sapevo che tu più di tutti avresti capito, perché tu più di tutti sai che questo è il nostro destino amore mio.
Il nostro amore è fatto di lunghe attese, di sofferenza, di solitudine e d’addii.
Ma ogni istante, ogni secondo, ogni gesto, ogni parola, ogni bacio, ogni notte d’amore danno senso e significato alla nostra stessa esistenza, ai sentimenti che vivono in noi, facendoci desiderare – anche per un sadico e perverso piacere – di riprovare quel dolore…sapendo che svanirà come una bolla di sapone, quando saremo di nuovo tra le braccia dell’altro.
Io lo so, anche tu lo sai.
Ed è per questo che il nostro amore non si è mai estinto e mai lo farà.
Ha allietato le proprie ferite e le proprie cicatrici e di esse si è rivestito, diventando ancora più forte, ancora più intenso, ancora più bruciante…ancora più irradiante.
Il nostro amore è come la luna che risplende e sovrasta l’umanità.
Il nostro amore è l’amore per la Terra e l’umanità.
Senza di te, stella mia, io non sarei il proclamato Eroe.
Solo un saiyan.
Con te sono il saiyan con il cuore terrestre.
Con te sono l’Eroe.
Con il nostro amore, abbiamo salvato l’umanità.
Io vorrei tenerti così ,
nuda sul mio petto così .
Senza staccarmi, senza ferirti,
per sempre amore…sempre così.
Osservo ammaliato il candore della tua pelle alla luce lattiginosa della luna, con le dita attentamente e delicatamente sfioro le tue spalle tornite, la schiena flessuosa e ti cingo i fianchi per attirarti più vicino, abbandonando il viso su quella cascata di capelli corvini lisci e setosi, dallo stuzzicante e lieve profumo di rose.
La tua stessa essenza.
Tu sei la matrona di questa casa, di questo amore, di questa famiglia come la rosa è la regina del giardino.
Tu nobile e slanciata come lo stelo di rosa, quasi intoccabile e maestosa nella tua perfezione, tanto da mettermi soggezione, ritenendomi indegno di sfiorarti, di stringerti e di amarti.
Ma la tua ammaliante grazia e l’eleganza nascondono la tua stessa fragilità, la vulnerabilità con cui il tuo cuore si scheggia, come un petalo di rosa, trattato senza la dovuta delicatezza.
Tu come la rosa sai ricoprirti di spine e ferire con il tuo orgoglio, la rabbia e la solitudine che hanno forgiato la tua corazza. E come il giardiniere che pota la rosa, e si premunisce di guanti e di cesoie per eliminare le spine, così io mi premunisco del tuo amore e con quello, solo con quello riesco a proteggermi da tutto il resto.
Come stai, dolce stella mia
quante volte ti ho lasciata sola sulla scia.
Con il tuo immenso e ineguagliabile amore mi sono difeso anche da noi, quando tra quelle discussione, avvertivo un tuo sporadico e risentito “Ti odio”, frutto della frustrazione e dell’esasperazione cui ti conducevo, ogni volta che non solo rischiavo la mia vita, ma ti strappavo il tuo bambino dalle braccia.
Mi sono difeso da noi, quando forse per la prima volta in vita mia mi sono arreso alla paura, decidendo di separarci per prevenire altre future sofferenze.
Quel pensiero si traduce in un sospiro più forte degli altri e ti stringo ancora più forte, abbandonando il viso contro l’incavo del tuo collo, aspirando il tuo profumo, sentendoti mugugnare confusamente nel sonno.
Quante volte mi hai strappato una promessa di non separarci mai più, amore mio.
Quante volte ti ho dato quella promessa anche se entrambi sappiamo che forse non oggi, forse non domani ma in un possibile futuro, mari e monti ancora ci divideranno.
Quante volte ci siamo mentiti per rassicurarci tra baci, tra carezze, tra l’amore sotto le lenzuola con delle false rassicurazioni; per rifugiarci in sogni dai contorni di fiabe e di favole incantate.
Favole dove il principe ha condotto la sua principessa sul destriero bianco, grandi nozze al castello e per sempre felici e contenti.
Vorrei fosse così semplice.
Lo vorremmo entrambi.
Ma sappiamo che non è così, non lo è mai stato e forse mai lo sarà.
Io mi agitavo e non vedevo la ferita,
che ogni volta si riapriva ,
quando me ne andavo via .
Sì, me ne andavo via …
Ti stringo ancora più forte, sospirando e sfregando il naso contro il tuo collo, quasi ricercando un rifugio nel quale approdare dopo tanta sofferenza, dopo tanta solitudine, dopo tanta paura.
Quante volte ho dovuto tapparmi gli occhi?
Quante volte dovevo e volevo rendermi cieco per non guardare l’angoscia dei tuoi occhi alla vigilia d’ogni battaglia, quando aspettavamo l’aurora amandoci e promettendoci, sperando e pregando che non sarebbe stata l’ultima volta.
Quante volte avrei voluto semplicemente ignorare lo scintillio dei tuoi occhi, il tremolio della tua voce, l’oscillare del tuo cuore impotente di fronte a quella marea che ti sovrastava di volta in volta, facendoti naufragare tra aspri scogli e isole rocciose.
No, era più facile fuggire dalle tue braccia rassicuranti, prima che tu mi dicessi “ A presto, amore mio”, prima che mi pregassi di tornare da te.
Era più facile fuggire prima di un tuo bacio che avrebbe avuto il sapore commosso di una separazione troppo precoce e dilaniante.
Era più facile andarmene senza guardarmi indietro, fingendomi insensibile alle tue preghiere e al tuo sguardo supplicante, al tuo cuore, come sempre ed inesorabilmente, traboccante d’amore per me.
Lo sai mia piccola stella, se mi fossi voltato sarei stato accecato dal tuo bagliore accecante e non sarei stato in grado di sfuggire dal calore delle tue braccia a stringermi…e allora la Terra, i nostri figli…tu, la stella del mio firmamento, non saresti più brillata in cielo ma nella devastazione del male che ti avrebbe fatto spegnere per non riaccenderti…mai più.
…e non tornavo più ,
fino a quando il cuore
mi scoppiava di malinconia.
Ho pensato di difenderti e proteggerti, piccola mia, standoti lontano.
Che stupida e mera illusione; ho capito che questa è la nostra vita, questo è il nostro amore: ritrovarsi dopo tanta sofferenza, dopo che ricercavamo - nel ricordo di carezze, di baci e d’abbracci - conforto dalla solitudine.
Ritrovarsi dopo essersi detto addio per poi tornare ad amarci come e più di prima, come e più di prima suggellare ancora una volta i nostri voti nuziali, come e più di prima amarci complici e discreti alla luce della luna, godendo di ogni istante, di ogni attimo, di ogni frammento rubato al tempo e all’eternità.
Questa è la nostra vita assieme.
Questo è il nostro amore…ed è per questo che non posso vivere senza.
Tu non puoi vivere senza.
Siamo un’unica cosa.
Due corpi in un sol cuore e in un solo spirito.
E tu in silenzio mi abbracciavi ,
amica mia .
“G-Goku”.
La tua voce, una splendida ed unica melodia che solletica i miei timpani, ti stringo più forte, continuando a cullarti, e accarezzandoti la schiena, sentendoti accoccolarti al mio corpo, scambiandoci vicendevolmente il calore.
Sospiro contro il tuo collo, baciandone l’elegante linea, sorridendo avvertendoti rabbrividire piacevolmente a quel contatto, salvo ritrovarmi a fremere io stesso quando strofini la guancia contro il mio petto, ascoltando il battito del mio cuore.
Affondo il viso tra i tuoi capelli, continuando a sfiorarti, un silenzioso modo di chiederti scusa per aver disturbato il tuo sonno e quei tuoi sogni di bambina dove il principe e la principessa danzano nella sala da ballo, innamorati come il primo giorno.
La tua mano mi sfiora la guancia e ti scosto di poco, per guardarti negli occhi, continuando a cingerti la vita e ancora una volta mi specchio nello sfolgorio etereo e quasi irraggiungibile delle tue iridi.
Sulle tue labbra un sorriso vezzoso e ammaliante; le tue mani una splendida e calorosa rassicurazione, una certezza a contatto con il mio torace; il tuo corpo di porcellana il più morbido cuscino per le mie membra stanche e spossate.
L’amore nel tuo cuore…la mia stessa ragione di vita.
Scivolo lentamente con le labbra sulla tua fronte, prendendoti il viso tra le mani e ripercorrendo con la devozione di un fervente amante i tratti ben noti del tuo viso: la fronte, le tempie, gli occhi, gli zigomi, le guance e i due boccioli di rosa delle tue labbra, sorridendo quando avverto le tue braccia stringermi e il mio corpo ricade dolcemente e delicatamente sul tuo, trovando rifugio nella morbidezza del tuo seno e nel battito del tuo cuore.
Le tue mani tra i capelli, sulla schiena, i tuoi sussurri rassicuranti, lo splendore del tuo corpo nudo, il profumo della tua pelle.
Io mi vergogno sì,
ma adesso tu sei mia…adesso tu sei mia.
Adesso tu sei mia.
“Goku…”.
Mi alzo di poco dal tuo seno per guardarti negli occhi e appoggiare delicatamente le dita sulle tue labbra, costringendoti a tacere mentre corrughi le sopracciglia confusa.
Sorrido, ripercorrendo le labbra con i polpastrelli e poi riscoprire con le mie, le sinuose e ammalianti curve, perdendomi nell’armoniosità dei tuoi baci, e riassaggiando l’essenza di te, rifarla mia, e riavvertirla quando un domani ancora saremo separati ma sarà come avvertire di nuovo il tuo respiro sul mio viso e le tue mani sul mio corpo.
Ti stringo con forza, scostandomi dalle tue labbra, sorridendo al tuo respiro ansante, alle gote deliziosamente tinte di rosa, sussurrandoti sulle labbra:
“Anch’io…anch’io ti amo da morire…”.
Non dirlo di nuovo amore mio.
Lo so.
Lascia sia io a dirlo, lascia sia io a stringerti, lascia sia io a pregarti di dirmi che non finirà mai…lascia che sia io a supplicarti e strapparti una promessa, lascia che sia io a lasciarmi cullare in un sogno che abbia il sapore di favola.
Bacio di nuovo con urgenza, con passione, con necessità e con disperazione la tua bocca, mentre ti stringo tra le braccia con decisa fermezza, non ti lascerò andare, ora e mai.
Mi scosto dalle tue labbra, respirando con affanno, gli occhi socchiusi, naso contro naso ad avvertire il tuo respiro scontrarsi con il mio.
Schiudo gli occhi, ricercando il contatto con i tuoi, il tuo splendido e luminoso sorriso che mi abbaglia, risvegliando il mio cuore che ricomincia a battere tumultuoso nel petto.
Avverto la tua mano sulla mia guancia e la stringo nella mia, cullandoti nel mio abbraccio e lasciandomi cullare.
Amandoti e lasciandomi amare ancora.
Questa è la nostra certezza amore mio.
La tua stella continuerà a brillare per me nel firmamento.
E io come un fuggiasco volerò fino a raggiungerla e la ruberò al cielo e all’umanità.
E tu in silenzio mi abbracciavi , amica mia.
Io mi vergogno sì,
ma adesso tu sei mia…
“Dormi bene, amore mio”.
La tua voce: l’unica colonna sonora del nostro amore; le tue dita tra i capelli, la tua pelle di pesca sotto di me, il tuo profumo di rose, il tuo calore, la tua presenza…il tuo amore.
“Sognami…”.
La mia flebile supplicata preghiera.
Dolce stella mia…
Stella mia.
(Stella mia – Ron).
“E brilla mia piccola stella…brilla ancora per me”.
Fine.
written by Kiki87
L'esercito di Chichi ha scritto di nuovo alle 23:52![]()
domenica, 11 novembre 2007
in=>visite
Tutto lo staff de "l'esercito di Chichi" vi ringrazia calorosamente per i vostri commenti, per le vostre impressioni, e per averci dato l'opportuintà di parlare dei nostri beniamini. Queste 500 visite per noi sono immensamente importanti..
Grazie, davvero di cuore, Grazie.
E ricordate che per arruolarvi basta un po' d'amore per la scrittura e per questa spendida coppua e un po' di tempo nello scriverci una email!
Vostre Annetta chan, Ciuiciui, Kiki87.
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